domenica 24 novembre 2013

Sampdoria - Lazio 1-1?



Grande grande grande presidente...si continuano a cogliere i frutti del certosino lavoro svolto dal presidente
la grinta, l'applicazione, il carattere sono quelli giusti....
Si può solo migliorare 
vista la reazione veemente e il meritato paraggio...
Nessun traguardo ci sarà precluso....
anche la salvezza 


sabato 23 novembre 2013

Leggi di Lazio








Bello anche se  un po' superficiale nel tratteggiare i personaggi e le situazioni,
 una via di mezzo tra un bel racconto ed un instant book.
Ma dopo tutto qui non abbiamo Nick Hornby e tantomeno Fedor Dostoevskij


lunedì 11 novembre 2013

1906

1932 il primo striscione

                                                   il primo striscione



Parma - Lazio 1-1 la compagna non acquisti






Se l'illuminato, simpatico, capace, pragmatico, gestore della Lazio...
avesse valutato prima di acquistare l'inutile sequela  di giocatori che ha invece acquistato.


Giocatori già in rosa primavera                              Acquisti inutili

- Crecco                          - Vinícius
- Cataldi                          - Biglia
- Keita                             - Felipe Anderson
-Tounkara                     - Brayan perea



 Con i vari milioni di € che risparmiava....


1 difensore centrale vero  da 10/12 milioni
1 attaccante centrale vero da 10/12 milioni


Lotito la tua incapacità ha superato anche il mito di buon contabile


Parma-Lazio le immagini

domenica 10 novembre 2013

Voi discutete di rigori e Toni, Eriksson.........

Tratto dal foglio

Voi discutete di rigori e Toni, Eriksson tromba come se non ci fosse un domani

Londra. Gelosa delle goleade a cui la serie A ci ha abituati quest’anno, la Premier si è rifatta con un weekend pazzesco. Sorvolando sulla rete del portiere dello Stoke direttamente su rinvio dopo 14 secondi, buona al massimo per il colonnino di destra di Repubblica.it, e l’esagerato ma giusto 7-0 del City al Norwich, noto con piacere che l’Arsenal ci ha preso gusto: il 2-0 al Liverpool è sintomo di chi ci crede sul serio. Evidentemente i ragazzi di Wenger si sono guardati intorno e, accortisi che quest’anno poche squadre sembrano reggere i loro ritmi, hanno cominciato a vincere e restare in testa. Chi insegue non ha continuità, per ora: il Chelsea è più pazzo del suo allenatore, e lo United deve ringraziare Rooney e Van Persie che si dividono equamente gol e assist per tenere in corsa la squadra allenata da Moyes. Ciò che fa parlare di più qui da noi però è l’autobiografia di Sven-Göran Eriksson. Da ciò che si comincia a leggere in giro pare chiaro che il mestiere di allenatore sia un semplice riempitivo tra una donna e l’altra, tanto che ci si chiede come faccia a restare per ben novanta minuti in panchina senza scomporsi. Se fosse presidente del Consiglio lo avrebbero già arrestato, qua invece lo invidiamo aspettando di conoscere le sue gesta in Asia, dove ora allena. Ognuno è libero di fare come vuole, d’altra parte. Cosa che ai sovietici della Fifa non va giù: grande scandalo da quelle parti perché il portiere del Tottenham ha rifiutato di essere sostituito dopo avere preso una botta alla testa durante il match con l’Everton. Ma dopo avere visto Blatter imitare Cristiano Ronaldo recitando la parte che gli viene meglio, quella del buffone, non mi stupisco più di nulla.
Piuttosto ci vorrebbe qualcosa di davvero incisivo, tipo un editoriale di Beppe Severgnini sul New York Times, per spiegare al mondo la crisi del calcio italiano. La si capisce in tutta la sua mesta portata quando Luca Toni dice che si convocherebbe e si schiererebbe in Nazionale: il problema è che Toni ha perfettamente ragione. Gli Azzurri dovrebbero davvero guardare al carrello dei bolliti per sperare di rabberciare una Nazionale falcidiata dalla crisi di talento e dal codice etico di Prandelli. Temo, fra l’altro, che gli striscioni degli ultrà del Verona in solidarietà ai morti di Alba dorata facciano automaticamente decadere Toni dalla lista dei convocabili, ma sull’interdizione probabilmente decideranno in solido la Corte d’appello di Milano e un’apposita commissione presieduta da Michel Platini, il moralizzatore sopranazionale. Altro fattore da tenere presente nel racconto della crisi è la lista per l’assegnazione del Pallone d’oro, trofeo assimilabile per dignità a un premio giornalistico o al Nobel per la letteratura, dove fra gli italiani figura il solo Pirlo, un altro che era giovane agli albori della Seconda Repubblica. In realtà ci sarebbe da vantarsi dell’esclusione dal premio fatto per vellicare le voglie di Blatter, altro che campagne #nonsolopirlo e altre rivendicazioni piccine che nulla portano al calcio italiano, quel particolare sport in cui si gioca per novanta minuti e alla fine è colpa dell’arbitro.

martedì 5 novembre 2013

non mancate


SABATO 9 NOVEMBRE, ORE 10e30
VIA ALLEGRI - PALAZZO DELLA F.I.G.C.
Sit-in di protesta dei tifosi Romanisti per Torino- asroma

as roma - Dundee E poi li senti parlare di onestà.......

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Almeno stessero zitti, no li senti parlare di onestà, di campioni morali, e via dicendo....
Ma guardatevi i vostri di scheletri, nel vostro capiente armadio più affollato della vostra ridicola bacheca.........
as roma - dundee united  3-0

Un mese fa Riccardo Viola, il figlio di Dino, presidente romanista dell’epoca, raccontò in maniera più o meno dettagliata il discusso episodio che riguardò la corruzione perpetrata nei confronti dell’arbitro Vautrot. Il direttore di gara francese arbitrò, il 25 aprile 1984, Roma-Dundee, semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni che i giallorossi vinsero 3-0, ribaltando lo 0-2 dell’andata.
Per Vautrot erano pronti 100 milioni di lire. Soldi che non sono mai arrivati a destinazione come afferma Paolo Bergamo, il “Paolo” a cui alludeva Riccardo Viola insieme all’altro “Paolo”, Casarin, e indiziato nel ruolo di mediatore tra la Roma e l’arbitro. Ma Bergamo si dissocia dai fatti in questione in un’intervista rilasciata a Calcio gp:
“Mi ha profondamente meravigliato che il figlio di Dino Viola non sia stato minimamente preciso nella ricostruzione dei fatti. Capitò tutto un po’ per caso l’anno successivo alla partita: chiacchierando del più o del meno con l’addetto all’arbitro dei giallorossi, scoprii che in ambiente romanista molti pensavano che “quel famoso Paolo” fossi io. Mi offesi profondamente al punto che iniziai delle ricerche a titolo personale, solo perché temevo che l’ufficio indagini avrebbe insabbiato la vicenda se avessi denunciato l’illecito senza le prove. Così chiamai il direttore sportivo della Roma, Spartaco Landini, che mi raccontò la verità: si fece dare 100 milioni da Viola e organizzò una truffa con la connivenza di Paolo Cominato, ex giocatore della Roma e a quel tempo osservatore per il Bari, il quale millantava amicizia con Vautrot.”


Roma, Riccardo Viola: “100 milioni all’arbitro di Roma-Dundee Utd”




AS ROMA , CONFESSIONE DI RICCARDO VIOLA
A 30 anni dalla semifinale di Coppa dei Campioni tra Roma e Dundee United che regalò ai giallorossi la qualificazione alla finale, poi persa all’Olimpico contro il Liverpool, con un’intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica “La tribù del calcio” Riccardo Viola (figlio dell’allora presidente Dino Viola) getta ombre inquitanti sul regolare svolgimento della partita. Stando a queste dichiarazioni la Roma avrebbe versato 100 milioni delle vecchie Lire all’arbitro francese Vautrot (ricordiamo che la Roma era stata sconfitta all’andata per 2-0 dagli scozzesi riuscendo però a ribaltare il risultato nella gara di ritorno).
Il figlio del compianto presidente romanista spiega dettagliatamente come andarono i fatti:Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con il Presidente Viola e gli dice: Vautrot è un amico e attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui ma bisogna dare all’arbitro 100 milioni. Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?”.  “Noi organizziamo una cena con l’arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c’è. Nel corso della cena – spiega Riccardo Viola –  arriva un cameriere che si rivolge all’arbitro e dice: ‘Il signor Vautrot al telefono’. Quello era il segnale prestabilito“. Il racconto continua: ”Quando Vautrot, dopo essersi assentato per la telefonata ritorna al tavolo, ci dice: ‘Ha chiamato l’amico Paolo e mi ha detto di salutarvi. Allora io mi alzo, chiamo papà (Dino) e gli dico: ‘Messaggio arrivato’ “.
“Tutto questo è stato fatto perchè di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni” tenta di tamponare R.Viola. Non si è mai capito però chi fosse l’amico di Vautrot che mediò tra la Roma ed il direttore di gara: “Papà domandava a tutti e in quel periodo c’erano solo due possibili indiziati che si chiamavano Paolo: Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda”.
Dichiarazioni che ovviamente hanno destato scalpore nell’etere romano e non solo. Ci si chiede infatti perchè dopo ben 27 anni sia uscita fuori una simile storia ed in particolar modo in un periodo come questo molto delicato per le sorti societarie dell’AS Roma. Più di qualcuno inquadra questa intervista in un più ampio piano di destabilizzazione per quanto concerne la trattativa che dovrebbe portare la cordata americana alla presidenza della Roma.



VRoma

Scandalo Roma-Dundee
"L'arbitro fu pagato"

Riccardo Viola, figlio dell'allora presidente giallorosso, è sicuro che al direttore di gara vennero consegnati 100 milioni: "Furono dati ad un intermediario".  Ventisette anni dopo, la cronaca dell'incontro quando avvenne il pagamento




MILANO - "La Roma diede a un intermediario 100 milioni destinati all'arbitro Vautrot è vero ed è un fatto vergognoso: però voglio ricordare che lo scandalo lo fece uscire Dino Viola per smascherare il colpevole e la Cupola del calcio". A parlare per la prima volta dopo 27 anni è Riccardo Viola, testimone oculare della vicenda e figlio dell'allora presidente della Roma Dino.

LA VICENDA - Siamo in semifinale di Coppa dei Campioni e corre l'anno 1984, la Roma deve affrontare il Dundee. La squadra scozzese all'andata si era imposta 2 a 0, e la Roma deve vincere ad ogni costo e qualificarsi per quella che poi sarà la triste finale contro il Liverpool, persa all'Olimpico ai calci di rigore. La Roma la partita con il Dundee, arbitrata da Vautrot, la vince per 3 a 0 e riesce ad accedere alla finale ma intorno a quel risultato nacque uno scandalo che venne archiviato solo nel febbraio del 1986 perchè la Corte Federale assolse tutti solo per sopraggiunta prescrizione specificando di di "aver riscontrato un comportamento gravemente censurabile messo in opera dall'ing. Viola. Non può quindi dichiarare caduta l'incolpazione contestata ai signori Landini e Viola in merito al passaggio della somma di 100 milioni".

L'INCONTRO -
Qualcosa successe nei giorni precedenti la partita e Riccardo Viola ricorda tutto come fosse oggi: "Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con il Presidente Viola e gli dice: Vautrot è un amico e
attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui - continua - Ma bisogna dare all'arbitro 100 milioni. Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?". Le parti in causa si accordano su un segnale convenzionale da rispettare per confermare l'avvenuta consegna del denaro. "Noi organizziamo una cena con l'arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c'è - racconta ancora Riccardo Viola - Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all'arbitro e dice: 'Il signor Vautrot al telefono'. Quello era il segnale prestabilito". Continua a raccontare Riccardo Viola: "Quando Vautrot, dopo essersi assentato per la telefonata ritorna al tavolo, ci dice: 'Ha chiamato l'amico Paolo e mi ha detto di salutarvì. Allora io mi alzo, chiamo papà (Dino) e gli dico: 'Messaggio arrivato'". Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro all'arbitro ci fu. "Tutto questo è stato fatto perchè di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni". Ma chi era l'uomo, amico di Vautrot, che mediò tra la Roma e l'arbitro? "Chi fosse l'amico Paolo non l'abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c'erano solo due possibili indiziati che si chiamavano Paolo: Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda".
(17 marzo 2011)

 
L'arbitro ha voluto in regalo la maglia di Conti con 100 milioni se ne comprava 1000


domenica 3 novembre 2013

Lazio - Genoa 0-2.........Uomini non Fighette


Qui non si parla di vincere sempre. battere tutti a vincere scudetti con 38 vittorie consecutive,
non siamo mica l' asroma.
Qui si parla di maglia sudata...
Di buttare il cuore oltre l'ostacolo.
Questo manca, manca la voglia, manca il carattere, quello anche da troppo tempo.
Basta vedere la voglia che ci mettono squadre come il Verona, Sassuolo, Torino.
Io voglio solo questo ...
11 UOMINI non 11 fighette.